6:00AM Skateboard Culture Magazine, anno VI, n° 26, giugno-luglio 2006

ROBERTO CESARO - PEOPLE

di Guido Bendotti

Cominciamo dalle solite cose, nome, cognome e perché dovremmo intervistarti per una rivista di skateboard.

Roberto Cesaro, 31 anni di cui 17 passati sulla tavoletta. Ho da poco pubblicato un libretto intitolato SKATE OR DIE! ... e chi dovrebbe intervistarmi, Gigi Marzullo?

A differenza di un sacco di skateboarders, e della maggior parte della gente, leggi anche oltre a guardare le figure. Cosa leggi?

All'università ho studiato con passione la storia della letteratura italiana. Poi mi sono interessato di narrativa contemporanea e tra gli autori italiani amo in particolare Aldo Nove, Paolo Nori, Rossana Campo, Gianfranco Bettin, Jacopo Fo... E penso che molte persone non leggano perché a scuola si sono fatte un'idea sbagliata della letteratura che magari appare noiosa e fuori dal tempo. Per questo consiglio di provare a leggere autori contemporanei, tenendo però presente che molto spesso i buoni libri non si trovano tra i best sellers ma vanno scoperti nella giungla delle librerie e dei piccoli editori, magari con l'aiuto delle riviste specializzate.

Hai recentemente pubblicato un libro, e cazzarola, mi hai fregato l'idea visto che stavo scrivendo la stessa roba. Ti posso denunciare per plagio? O mi racconti di cosa parla il libro. L'assassino è il maggiordomo?

Nel libro racconto l'inizio della mia passione per lo skateboard: ripercorro i miei primi due anni di skate, dal 1989 al 1991, descrivendo anche la scena skate del veneto orientale, nata proprio in quel periodo. Ho cercato di ricreare l'atmosfera di novità assoluta che si respirava in quegli anni, quando lo skateboarding si è diffuso per la prima volta nelle province più sperdute dell'Italia. È la storia di un quattordicenne qualsiasi che impara a skateare divertendosi insieme ad altri amici che condividono la sua stessa passione. L'assassino sono io dato scrivendo questo racconto ho ammazzato la noia delle giornate invernali in cui non potevo skateare!

Lo skateboarding è legato alla maggior parte dei tuoi ricordi. Quali sono i "good ol' days' che ricordi con maggior affetto e perché?

Penso siano proprio i giorni che ho raccontato nel libro, perché le cose mi succedevano per la prima volta e quindi erano una novità assoluta: le prime piccole trasferte verso gli spot di altre città, le prime notti fuori casa con gli amici, la soddisfazione di chiudere le prime manovre e progredire velocemente, i primi contest e demo dove potevo skateare con gente molto più esperta che conoscevo soltanto attraverso le riviste e i video.

Mi ricordo che un sacco di anni fa con varia gente del Nord Est portavi avanti la fanzine "Escrementi". Per te comunicare è sempre stato importante? Quando hai iniziato a scrivere "seriamente"?

Su quella skatezine demenziale ho pubblicato i miei primi racconti grotteschi ed è stata un'esperienza che ho condiviso con gli skaters dello Spastegon team, di cui parlo nel libro. Qualche anno dopo ho pubblicato dei racconti nel giornale della scuola superiore e poi in altri giornali autoprodotti, su temi politico-sociali non legati allo skateboarding. La scrittura quindi, anziché isolarmi, mi ha sempre messo in contatto con altre persone. Oggi faccio parte del gruppo di autoproduzione editoriale Auteditori, con cui ho pubblicato SKATE OR DIE! che è il mio secondo libretto dopo CONDOMINIO FRONTEMARE, uscito nel 2004 ed ora disponibile soltanto in rete.

Partiamo dal fatto che mi stai anche abbastanza sulle palle, visto che scrivi meglio di me. Io che devo fare se ho tante idee e poco tempo per metterle nero su bianco? Insomma scrivere è come skateare, ci vuole tempo e dedizione, quanto tempo bisogna dedicare alla scrittura per affinare lo stile?

Penso che ogni arte, skateboarding compreso, si impari partendo da modelli che piacciono oltre ogni altra cosa, tanto da imitarli, magari all'inizio anche in modo maldestro, e imparando a superarli soltanto con il tempo e la dedizione, che non sono quantificabili, perché ognuno ha i suoi ritmi. All'interno di questo processo è poi indispensabile il contatto e il confronto con gli altri scrittori e con un certo pubblico di lettori, che all'inizio possono essere semplicemente i tuoi amici.

Perché in un mondo in cui la gente non legge, ha una memoria storica come i pesci rossi, ed in cui la massima aspirazione artistica è il mondo di internet con blog e siti colorati ancora stai chino sulla scrivania con penna e calamaio per completare un libro che sai avrà meno successo di un blog di donnine ignoranti?

Perché il libro è un oggetto meraviglioso e insostituibile, capace anche di salvarti da situazioni insopportabili: te lo puoi portare sempre dietro e sai che se ti stai svangando puoi cacciarti da qualche parte a leggerlo, entrando così in un'altra dimensione. Inoltre può essere anche bello esteticamente. Nel caso di SKATE OR DIE! i disegni di Giò Donadini e l'impaginazione hanno valorizzato moltissimo il mio testo.

Negli ultimi anni hai portato avanti la rubrica "Handwrite" di questa rivista. Pensi che qualche skater la legga? E soprattutto, perché secondo te gli skateboarders a quanto pare non leggono e si limitano a guardare i tricks e leggere le tre cose che gli interessano in un intervista o in una recensione?

Sono sicuro che qualcuno la legge dato che in questi anni ho ricevuto con piacere vari commenti dagli skaters. Probabilmente quelli che si limitano a guardare le foto saranno interessati al solo lato tecnico dello skate, ma io lo considero un approccio molto limitato perché lo skateboarding è un mondo di storie oltre che di manovre, e raccontarle è importante tanto quanto esprimersi attraverso i disegni o la musica, cosa evidentemente più comune tra gli skaters

Adesso che il libro è stato pubblicato a cosa stai lavorando? Pensi di fare lo scrittore / copywriter per mantenerti?

Spero di pubblicare presto una storia d'amore su cui ho lavorato a lungo e il cui protagonista è sempre uno skater. Poi vorrei scrivere qualcosa di un po' più corposo. Mi piacerebbe tantissimo riuscire a mantenermi con la scrittura ma per il momento è soltanto un miraggio.

Domanda seria: C'è più pelo nel mondo dello skateboarding o in quello degli scrittori?

Sicuramente ci sono più scrittrici che skate-girls, e se continui a chiamarle in quel modo mi sa che le farai scappare tutte... Scherzi a parte, ti ringrazio per le domande e invito i lettori a visitare il sito www.auteditori.it dove si trovano i miei racconti e ogni informazione sul progetto Auteditori.