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Enrico Lucchese

IL GUARDASALA
[natura morta con taccuino]

[poesie]

» dello stesso autore: Giona, Auteditori, 2006

Quarta di copertina

“Il guardasala: ovvero il sorvegliante delle stanze di un museo, il santo protettore delle opere d’arte.
Quello che si aggiunge, giacca blu e cravatta, alle contemplazioni e strappa una sbirciata all’attenzione degli ammiratori.
(“Buongiorno!” – conosce altre parole?) Compete con le statue per immobilità.”

Nota biografica

ENRICO LUCCHESE è nato a Treviso nel 1981. Dopo il diploma linguistico si è lasciato trasportare senza entusiasmo nel mondo del lavoro precario, con l’unica soddisfazione che ad ogni impiego è seguita una ricca produzione di poesie e canzoni. È attualmente impegnato nello sviluppo di un progetto musicale “autarchico”, sotto lo pseudonimo “Suren”. Altre sue poesie sono state pubblicate nell’antologia 9 poeti esordienti – Campionature di voci locali (edizioni dn, 2003).

Nota dell'autore

GENESI DI UN LIBRICINO 10x15. 64 PAGINE.

Lavorare come guardasala - Musei Civici Veneziani -
sei mesi;
tenere un taccuino nella tasca per annotare versi
(o tentare di ripetere le opere appese - che mi hanno sciolto il disegno dalle mani).
Osservare più attentamente dei passanti,
noncurante del da farsi.
Licenziarsi.
Sentirsi consigliare di ammucchiare quegli appunti dentro un libro e pubblicarlo.
Accettare.
Corredare il tutto di note a posteriori
(le stesse cose viste con l'occhio di poi. Masticate da una bocca nuova).
Lavorarci sopra qualche mese con l'appoggio degli AUTeditORI...
Ecco.

[Do not try this at home]

 

Qualche verso...
27 dicembre 2002: assunzione

Questa stanza,
col silenzio che possiede,
mi impressiona di espressioni.
Senza pupille.


(Busti, mezzibusti e volti senza uno straccio d’occhio mi scavano gli sguardi)

*

Sono bersaglio,
quando i tuoi occhi
d’osso e d’ebano
mi schioccano addosso.
Divento marmo e cristallo.


(Iridi nere sfrecciano, dei visitatori, nella mia direzione... tutto fragile mi irrigidisco)

*

“Can I fly?”
mi chiese un turista inglese
sorridendo un po’.
“Yes, you can!”
risposi sogghignando.

Ed egli volò.


(You can’t take photos, please!)