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La copertina
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Filippo Pavan
UN GIORNO A CASO
[racconto]
Quarta di copertina
“Così, quando si ritrovava impaludato in determinate rimembranze, per reazione cercava d’opporre a questi altri pensieri, i più cinici possibili. Si sforzava di dirottare il flusso delle proprie idee verso l’orlo del burrone. Di far precipitare tutto. [...] Era una vera e propria violenza che si infliggeva, come una punizione per aver avuto una debolezza che riteneva imperdonabile, inammissibile. Immaginava se stesso come una marionetta, nuda su un palcoscenico [...] Si immaginava intento ad esibire le proprie viscere sparpagliandole sulla sabbia del circo e danzarci sopra facendone strazio.”
Flavio è deciso. Scappa e prende un treno, un treno sbagliato, che lo condurrà verso mete solo in apparenza nuove. E mentre viaggia, ripercorre le tappe che finalmente lo portano a una fuga definitiva. Una fuga da un mondo di emozioni e situazioni e persone come lui non vorrebbe ma che dopotutto rappresentano la Realtà e dal quale alla fine sarà travolto.
Nota biografica
FILIPPO PAVAN Treviso, 3 febbraio 1977 conduce un’esistenza peregrinante. Laureato in Lingue e Letterature Straniere a Venezia, tira avanti vivendo d’espedienti. Legge, scrive, suona. Alcuni suoi versi sono stati pubblicati nell’antologia “9 poeti esordienti Campionature di voci locali” (edizioni dn, 2003).
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L'incipit...
Una testata sul finestrino, con discreta violenza, improvvisa TOC. Non uno dei migliori risvegli possibili. Uno di quelli che ti ritrovi la bestemmia in bocca ancor prima di aver ripreso coscienza. Gli occhi cisposi cominciarono pian piano a mettere a fuoco il paesaggio che scorreva rapido e sì per tutti i santi sembrava proprio essere fuori rotta. Chi sa poi dov’era finito, e dove diretto. Sentiva la testa pesantissima, battuta da un tamburo continuo e piena di sassi che al minimo movimento rotolavano avanti e indietro, provocandogli fitte oltre la soglia della sopportabilità. Respirò profondamente, sforzandosi di non muoversi e di non pensare a niente. ...
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