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Luigi Pozza

FAVOLE ARCANE

[favole illustrate da Silvia Salvagnini]

(TITOLO ESAURITO)

Quarta di copertina

“C’era una volta un carro, sopra il quale potevano salire solo le persone pure di cuore...”

In effetti, il c’era una volta apre molte delle brevi storie qui raccolte, che vedono protagonisti i personaggi dei tarocchi. Ma forse è solo per quel c’era una volta che possiamo chiamarle favole, non certo perché siano destinate ai bambini.

Ai bambini va concesso il lusso del sogno, della speranza e del lieto fine. I grandi, invece, sanno già che il mondo non va sempre così. A loro sono quindi destinate queste favole, a volte un po’ tristi. Come la vita, del resto...

Nota biografica

LUIGI POZZA è nato il 12 maggio 1977 e vive a Mira (VE). Attore professionista e cantautore del gruppo Elias Mengwee, è da anni impegnato nell’organizzazione di progetti ed eventi culturali con l’associazione culturale Prometheus. Ha scritto e divulgato in proprio un libro di racconti intitolato “Mietitrebbia” e uno di poesie in dialetto (sotto falso nome) intitolato “Raccantando”. Inoltre, ha pubblicato alcuni testi nell’antologia “9 poeti esordienti – Campionature di voci locali” (edizioni dn, 2003). Combatte contro i mulini a vento della burocrazia per recuperare un vecchio forte militare abbandonato e si sforza di salvare i bambini dalle grinfie delle maestre (e dei genitori) durante le ore di scuola, raccontando storie più o meno buffe.

Nota dell'autore

Se dovessi usare una sola inutile frase per parlare delle Favole arcane userei questa: “Gli uccelli se ne fregano dei cacciatori”. E questo dovrebbe essere sufficiente… ma non lo sarà.

Allora potrei anche dire che ho cercato di scrivere un libro sulla bellezza (Io darei l’intera Montedison per una lucciola – Pasolini) e sulla verità (Non si scopre la verità, la si crea – Saint Exupèry) ma soprattutto sull’identità (Quale sarà il tuo verso? – Keating), quella che portiamo nascosta, quella che ci addormenterà liberi.

Ho scelto la favola perché nelle alte sfere della letteratura è considerata inutile, minore, moralista. E perché credo sia sufficientemente ribelle di questi tempi (scelta Politica). Io trovo che la favola sia la prosa più vicina alla poesia, che dia la possibilità (limitata solo dalla fantasia di chi la scrive) di rinominare le cose senza tener conto di nulla. (In una buona fiaba tutto deve essere meraviglioso, misterioso e incoerente; tutto animato sempre in modo diverso. Tutta la natura deve essere mescolata in modo strano con tutto il mondo degli spiriti; l’epoca dell’anarchia universale, della mancanza di leggi, la libertà, lo stato di natura, l’epoca anteriore al mondo… – Novalis) di parlare con leggerezza, sfrontatezza di cose importanti e tabù (scelta Fantastica).

Ho cominciato a pensare a queste fiabe più di un anno fa ma per cominciare mi mancavano tre ingredienti fondamentali: un buon pretesto (AUTeditORI); una base solida di partenza sopra la quale costruire le storie (i Tarocchi o Trionfi); e per ultimo – ma anche quello che mi ossessionava maggiormente perché in passato le mie esperienze in merito sono state poco fruttuose: trovare un disegnatore che illustrasse le favole (Sissi), perché le favole senza disegni non valgono una cippa.

Una volta risolti questi scogli in sei mesi circa ho scritto le prime undici (sono un pochino stitico) che coincidono con il primo capitolo. Per tutto il mese di Agosto non ho scritto una sola parola salvo poi rifarmi a settembre scrivendo di getto le ultime undici (la dodicesima e conclusiva l’ha scritta il mio amico Wa un pomeriggio a casa mia… per gioco!) e decidendo all’ultimo momento la divisione in tre capitoli (Trionfi) che ha dato un tocco finale molto importante (almeno per me).

Non ho altro da aggiungere e non intendo spiegare approfonditamente il senso, il significato delle Favole arcane, né svelarvene i misteri (anche perché non potrei resistere dalla tentazione di mentirvi…): quello, se permettete e se ne avrete voglia, è solo affare vostro.

“Se la favola fosse musica –
verrebbero tutti i ragazzi”
E. Dickinson

 

L'incipit...
IL CARRO

C’era una volta un carro, sopra il quale potevano salire solo le persone pure di cuore.
Tutti gli altri, appena lo toccavano, finivano inceneriti.
Un giorno, un Povero Diavolo stanco di camminare chiese un passaggio all’uomo del carro. Lui lo avvertì che sarebbe finito incenerito... ma il Povero Diavolo non rispose, salì sul carro e non successe niente.

L’APPESO

Viveva un uomo appeso a testa in giù.
Tutti pensavano fosse molto sfortunato ma, se gli chiedevi come si sentisse, lui ti diceva di non essere affatto triste:
«Così appeso a testa in giù vedo un mondo mica male... posso parlare con cani, gatti, serpenti e lucertole. Posso ascoltare i sussurri dei ragni e delle formiche, i pensieri degli uccelli quando non volano... hanno sempre buone storie da raccontare.
Con gli uomini invece parlo raramente: quelli che stanno in piedi non mi guardano neppure, si sono già fatti un’opinione; quelli in ginocchio ascoltano e parlano con qualcun altro; quelli distesi stanno in altri mondi, forse migliori, forse no.
I bambini invece sono curiosi, non hanno paura o compassione di un uomo appeso a testa in giù.
Ci guardiamo contrari faccia a faccia e ci raccontiamo la verità».

LA STELLA

Lontano nell’universo viveva una piccola e bellissima stella.
Lei però era molto triste: non era ancora stata scoperta da nessuno – tanto era piccola – e per di più non aveva un nome!
La stella aspettò mille e mille anni di essere trovata, ma nessuno la notò mai. Allora, presa dallo sconforto e dal rancore, si trasformò in un buco nero e cominciò a mangiarsi tutto il bello che aveva attorno. ...