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Vania Rosmi

TUTTOUNSOTTOSOPRA

[raccontI]

Quarta di copertina

“più che altro è colpa delle mie mani e della macchina da scrivere. è bene che questo sia chiaro. così poi non avrò nulla di cui vergognarmi o di cui pentirmi. sì, insomma, è un po’ come se stessi blaterando di qualcosa che mi riguarda solo di sfuggita.
niente di importante.
ooohh, affanculo.”

È un’onda che parte dalle viscere a muovere le dita della narratrice, travolgendo ogni modo comune di utilizzare la lingua e la punteggiatura, facendosi ritmo narrativo per rendere in tutta la loro verità storie e ambienti marginali, popolati da personaggi sempre in bilico tra accettazione dell’esistente e volontà di riscatto.

Nota biografica

VANIA ROSMI è nata il 5 0ttobre del 1977 a Treviso. Laureata in Psicologia a Padova, attualmente vive in una casa colonica davanti alla laguna di Venezia. Le uniche cose che sa fare sono: scrivere (leggere) e fare tutto ciò che necessita per restare in piedi. [Per tutto il resto non si hanno notizie precise]

Nota dell'autrice

eccoci qua.
dovrei scrivere sul perché e il percome siano usciti i miei racconti.
la richiesta mi suona un po’ strana – devo ammetterlo.
ho pensato e ripensato a come metterla giù, ma  non c’è niente da fare: perché mettersi a spiegare qualcosa che qualcuno ha già detto prima di me?
questioni di alta classe - come direbbe lui.
il lui in questione è il mio vecchio Buk, colui che mi ha indicato la via per il ritmo e la punteggiatura e la purezza.
cito: “Dunque, non scrivo da tre sere. E se impazzissi? Persino nei miei momenti peggiori sento le parole che mi gorgogliano dentro, che si preparano. Non è una gara. Non ho mai desiderato la fama o i soldi. Desideravo buttar giù le parole come volevo io, tutto qua. E dovevo buttarle giù, se no mi prendeva qualcosa che era peggio della morte. Le parole non come qualcosa di prezioso, ma di necessario.” [Charles Bukowski, Il capitano è fuori a pranzo, Milano, Feltrinelli, 2002]

beh, ecco cosa.
io scrivo perché ci sono delle cose che pretendono di uscire da me. cose che c’entrano con fughe in grande stile. in ogni modo è così che succede: la tastiera mi chiama e io chiudo gli occhi e tutto comincia. le valvole si aprono e la mia pancia si svuota. nessuna decisione razionale. nessuna storia preimmaginata. io stessa non so cosa ne uscirà alla fine. sono le mie mani a decidere. e un certo flusso continuo, liberatorio – necessario.
quindi
eccoci qua.
i miei racconti nascono così, da soli.
(e io mi ci perdo dentro…)

 

L'incipit...
inizio.
inizio o no?
se inizio poi non c’è più niente di niente
da poter rimediare.
tutto deciso.
inizio?

bah.
una storia vale l’altra. per quel che ne so.
è solo questione di sedersi al momento giusto, davanti a sto monitor. il resto è superstizione.

stupida tastiera. stupidi tasti. stupida testa che non azzecca. stupido mondo che se ne fotte, e delle mie pene di riscaldamento e degli altri miei meravigliosi racconti dimmerda che nessuno pubblicherà.
stupida vita che ormai mi fossilizza.
stupido bookman old style che mi sembra l’unico carattere che posso accettare di vedermi parato davanti, per oggi.
è solo questione di capire qual è il momento adatto. il resto è stupida superstizione.
stupida. superstizione.

qualcuno è entrato. ha aperto la zozza porta di questa casa che ormai è un porto di mare per quante cazze di persone – ovviamente tutte altamente fastidiose – ci girano indisturbate e si mette a cantare. a cantare, cazzo. uno entra in una casa non sua e si mette a cantare a squarciacazzadigola come niente. vai a farti fottere, cantore misterioso e sfracellante. della mia quiete scribacchina.
“nevica! nevica! lallallà! stavolta prende, stavolta attacca! nevicaaaaH!”
nevica.
questa, la notizia. il cantore ci tiene, che metta la testa fuori dalla finestra: guarda dai, e guardaaa!
porcaccialamalora. adesso vado a mirare, il bianco.
ma. ma non si vede un cazzaccio! è buio sfranto, fuori: sono già le cinque di pomeriggio, buio sfranto, come cazzo la vedi, la neve?
“guarda sotto al lampione, al lampione, guardali, i fiocchetti: sono tanti, tanti, ti dico, se continua così tutta la notte domani hai voglia, della neve che ti ritrovi!”
aspetterò.
nel frattempo sorseggio un po’. ...